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Maria Luisa Chianese

Il rapporto tra il corpo e la mente...come la mettiamo con il virtuale?

Dicono le Upanishad:
Riconosci il Sé come il viaggiatore in un carro:
il corpo è il carro; l’intelletto è il cocchiere;
la mente sono le redini; i sensi, così si dice, sono i cavalli;
gli oggetti dei sensi sono il terreno;
l’insieme di Sé, mente e sensi, i saggi chiamano ‘Colui che prova piacere’.
Colui che ha la comprensione come cocchiere e sa usare le redini della mente,
arriva alla fine del viaggio.
Se pensiamo sia vero che corpo e mente sono inscindibili, come la mettiamo con il virtuale? Cosa aggiunge o toglie alla nostra essenza?

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Risposte a questa discussione

ciao Maria Luisa,
questo post ti consiglio di inserirlo nella rubrica/gruppo curata da Silvia Pagliuca perchè apre davvero degli interrogativi interessanti.

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Ciao Maria Luisa

non sono così sicuro che mente e corpo non siano inscindibili

Si può viaggiare anche con la fantasia e immaginare di essere in un posto irragiungibile dal tuo corpo...

Secondo me la realtà virtuale può riservare anche delle sorprese. Come ha già detto Francesco... le cose fanno bene o male a seconda di come le si usa. Discorso valido anche per la televisione o per le automobili...

Un agorà virtuale può essere ugualmente appassionante... e molte persone, timide nella realtà, on line a volte riescono anche ad esprimersi meglio.

Basta che il virtuale non diventi un rifugio prima e una gabbia dopo. Deve essere un trampolino per poi rituffarsi nella realtà...

Francesco non lo vedo da parecchio tempo in 3d... ma senza questi mezzi, forse, ci saremmo persi di vista ;-)

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Bel quesito.
Perchè pensi che il virtuale sia "una terza via"?
Rispetto al corpo è una protesi (come gli occhiali, l'apparecchio acustico, i tacchi alti..) che ci consente di fare qualcosa in più o di diverso. Nei confronti della mente è una nuova "cornice" sulla realtà (ma esiste davvero?) che apre a nuove percezioni...
E' tutto come prima...

Rispondi

Il problema è proprio questo: siamo veramente in grado di non farci risucchiare? Bisogna avere una grande padronanza di se, altrimenti si rischia di rinchiudersi in un mondo fittizio e di perdersi le toccanti emozioni di un contatto dal vivo.
Non nego che c'è chi sa utilizzare il virtuale come una ricchezza, ma temo, forse un pò influenzata dai miei studi psicologici, che non per tutti sia così semplice.
E' vero che la mente può andare ovunque senza il corpo, ma che tipo di viaggio fa una mente senza il corpo? Irreale, illusorio, interiore, introspettivo, fantastico? Comunque solitario!

Stefano Angelo said:
Ciao Maria Luisa

non sono così sicuro che mente e corpo non siano inscindibili

Si può viaggiare anche con la fantasia e immaginare di essere in un posto irragiungibile dal tuo corpo...

Secondo me la realtà virtuale può riservare anche delle sorprese. Come ha già detto Francesco... le cose fanno bene o male a seconda di come le si usa. Discorso valido anche per la televisione o per le automobili...

Un agorà virtuale può essere ugualmente appassionante... e molte persone, timide nella realtà, on line a volte riescono anche ad esprimersi meglio.

Basta che il virtuale non diventi un rifugio prima e una gabbia dopo. Deve essere un trampolino per poi rituffarsi nella realtà...

Francesco non lo vedo da parecchio tempo in 3d... ma senza questi mezzi, forse, ci saremmo persi di vista ;-)

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Ciao a tutti

mi accorgo solo oggi del commento di Francesco a questa discussione.
Nella mia rubrica settimana dopo settimana cerco di illustrare come l'uno influenza, coinvolge, partecipa nell'altro. E' un viaggio infinito.
Ci sono tante somiglianze con quanto già successo però ritengo che il virtuale sia una dimensione, uno strumento in più.
E per alcuni comporta degli "approfondimenti" diversi...
Per altri tutto resta immutato.


Maria Luisa Chianese ha detto:
Il problema è proprio questo: siamo veramente in grado di non farci risucchiare? Bisogna avere una grande padronanza di se, altrimenti si rischia di rinchiudersi in un mondo fittizio e di perdersi le toccanti emozioni di un contatto dal vivo.
Non nego che c'è chi sa utilizzare il virtuale come una ricchezza, ma temo, forse un pò influenzata dai miei studi psicologici, che non per tutti sia così semplice.
E' vero che la mente può andare ovunque senza il corpo, ma che tipo di viaggio fa una mente senza il corpo? Irreale, illusorio, interiore, introspettivo, fantastico? Comunque solitario!

Stefano Angelo said:
Ciao Maria Luisa

non sono così sicuro che mente e corpo non siano inscindibili

Si può viaggiare anche con la fantasia e immaginare di essere in un posto irragiungibile dal tuo corpo...

Secondo me la realtà virtuale può riservare anche delle sorprese. Come ha già detto Francesco... le cose fanno bene o male a seconda di come le si usa. Discorso valido anche per la televisione o per le automobili...

Un agorà virtuale può essere ugualmente appassionante... e molte persone, timide nella realtà, on line a volte riescono anche ad esprimersi meglio.

Basta che il virtuale non diventi un rifugio prima e una gabbia dopo. Deve essere un trampolino per poi rituffarsi nella realtà...

Francesco non lo vedo da parecchio tempo in 3d... ma senza questi mezzi, forse, ci saremmo persi di vista ;-)

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Questione ben complessa, certo superiore alle mie capacità.
Ma non sono d'accordo che i mezzi siano neutri, buoni o cattivi diventano secondo l'uso che se ne fa. Sarebbe come dire che le armi sono buone o cattive a seconda di chi le usa, banditi o poliziotti: come la mettiamo con i poliziotti corrotti o con i banditi buoni? come la mettiamo con l'uso sempre più fuori controllo delle armi laddove l'industria che le produce di fatto è al governo? Ogni prolungamento delle capacità umane, se efficace, produce un' economia e ogni economia, se efficiente, produce innanzitutto sè stessa.

L'automobile produce città invivibili, le armi producono violenza, la televisione produce consumatori, la virtualità produce sdoppiamento, follia.

Non dico che la virtualità non sia utile in determinati contesti e che non se ne possa fare un buon uso; ma se ci siamo abituati a vivere una vita non vera, fatta di surrogati di affetti, di relazioni e di esperienze, questa è una delle conseguenze della vitualità (nata ben prima che le si desse un nome), uno dei suoi effetti incontrollabili, il più importante.

Paion parole da profeta catastrofista, ma di che parlava più di trent'anni fa McLuhan, se non di questo?

marco ambrosi

Rispondi

E' proprio vero che gli strumenti non sono neutrali? Ma cosa significa essere neutrale?
E' vero che ci sono poliziotti "cattivi" e banditi "buoni",ma non sono categorie assolute. Il poliziotto sarà in parte cattivo, ma in parte anche buono. Mi risulta un po' difficile estremizzare ed assolutizzzzare le categorie: ognuna di essa ha confini labili e quindi appartiene anche a qualche altra. Il pensiero occidentale tende a conoscere per antinomie (grazie Aristotele): quindi o "buono" o "cattivi". Altri (penso al pensiero buddhista, ma anche al nostro recente pensiero fuzzy) hanno n approccio meno "categorico", meno dicotomico.
Pensoad una più armonica logica del "e... e...", che del "o..., o...".In fondo l'attribuzione valoriare è solo una convenzione intersoggettiva. Quindi ogni strumento è sia "buono", che "cattivo": ma in base a quali parametri? Questi non possono essere che valoriali e quindi esterni allo strumento stesso.
O no?

Rispondi

Non vorrei fermarmi all' "o.. o..." ma secondo me nemmeno "e.... e...." può contenere i fenomeni e la loro valutazione.
La reale portata dello 'strumento', del 'medium' va decisamente aldilà dell'intenzione del singolo nel singolo momento. La portata dell'enunciato 'il medium è il messaggio' è di ben altra misura.

I sistemi tendono principalmente a perpetuarsi: la natura 'si vive' attraverso gli esseri a prescindere da quello che il singolo pensa di sè e del tutto. Ad un virus 'interessa' unicamente riprodursi, altro non sa e non vuole. Non gli interessa se l'organismo che gli serve da 'ambiente' sopravviverà all'incontro oppure no: il suo unico scopo è riprodursi. E così l'umanità, che si crede il fine della creazione ed invece ne è solo uno dei tanti modi.

Il mercato. Secondo i liberisti il mercato tende per natura all'equilibrio, e solo l'equilibrio realizzato dal mercato 'vale'. La storia recente smentisce chi (chi?) ci credeva: il mercato non tende all'equilibrio, ma a perpetuarsi. A qualunque costo, anche insostenibile. Oltre questo non va.

L'apparato burocratico non è minimamente interessato alla razionalizzazione, anzi vi resiste con tutte le sue forze perché non vuole cambiare, non vuole ridimensionarsi, non vuole perire.

E così via.

Virtualità: bene o male? impossibile dirlo, se non nei casi 'specifici' e ancora....
Ma parlando della portata 'sociale' della virtualità (con il termine intendo la sostituzione intenzionale del reale con un suo doppio 'artificiale' e 'controllabile) non posso fare a meno di provare spavento di fronte all'ennesimo esperimento da apprendista stregone.

Fra le conseguenze della virtualità vedo la distanza emotiva fra azione e risultato in tutti i casi di violenza 'banale' come il bullismo e il vandalismo; l'estraneità di natura e società che le città moderne rappresentano; l'indifferenza dei più (italiani in testa) rispetto al consumo di territorio e di spazio vitale sul quale la nostra rudimentale economia si basa.

Potrei continuare ma non voglio annoiare.

La vita sempre più 'non vissuta', sempre più 'mediata' mi pare come un incantesimo autistico, un delirio collettivo di autosufficienza, il nulla in loop perpetuo.

Non per questo uso la macchina da scrivere invece del computer, non per questo svaluto il poter discutere con voi per mezzo di una rete, non per questo dirò che i simulatori di volo non sono utili etc etc etc.

Ma non è di questo che scrivo: cio' che mi spaventa è il mito del progresso, la fascinazione della modernità, l'illusione che tutto cio' che facciamo sia frutto del libero arbitrio.

(perdono per l'enfasi)

ciao a tutti


marco

Rispondi

Il confronto tra vita reale e vita virtuale è un tema che ci tocca tutti i giorni dirattamente o indirettamente.
Nel mio pezzo del 29 marzo SOLO IN RETE ho provato ad introdurre l'argomento sulla comunicazione ed internet, illustrando dei casi in cui il web agevola ed altri in cui isola.
Ogni voltra che si tocca un tema ci sono punti di vista divergenti.... come in questo forum..
Ritengo che ci sia un problema di Etica, che qualcuno sta già affrontando... ma forse è ancora abbozzato.
Ti confesso Marco che non condivido la tua visione davvero troppo catastrofica, però le tue osservazioni, come quelle di Ferruccio, sono sicuramente un grosso spunto di rilfessione, un invito a cambiare i propri schemi mentali e ragionare sugli stessi temi da un altro punto di vista.
ciao ciao
silvia

Rispondi

Non vedo poi queste gran divergenze, siamo in un caso di "e... e...", credo: nessuna delle visioni espresse in questo forum esaurisce la questione, la mia men che meno, e non voglio certo pormi in una posizione di rivalità: ogni punto di vista intelligente accresce la nostra consapevolezza, mica siamo in tribunale.

Ma vi spiego la ragione della mia rabbia, che non è catastrofismo: per molti anni ho vissuto di pubblicità e solo ultimamente sono riuscito a prenderne (purtroppo solo in parte) le distanze.
Per questo, pur non essendo che un semplice vassallo, conosco perfettamente i meccanismi della persuasione e so come si ragiona nella stanza dei bottoni.

Non si tratta qui di discutere se l'email sia utile o no, se internet ci serva oppure no. Sono cose fuori discussione. Ci sono e basta e d'altra parte se ci 'conosciamo' è proprio grazie a questo. Quindi un uso 'buono' è possibile. Ma la questione cui mi riferisco non è così semplice: non dimentichiamo che noi qui, siamo una piccola minoranza 'avvertita'. Il 'problema' non siamo noi e le nostre menti ma quelle che - e sono la stragrande maggioranza - del mondo sanno solo quello che raccontano i telegiornali e i reality-show, che della realtà hanno un senso totalmente distorto dai media.

Mi riempie di rabbia impotente il saccheggio del nostro paese e delle nostre vite da parte di una classe politica-imprenditoriale-mafiosa che, con pazienza e determinazione sta arrivando controllare e gestire tutti i poteri (che la storia del pensiero e, fra l'altro la nostra costituzione, vorrebbero ben divisi).

A Verona dove abito si preparano sfracelli urbanistici ed ambientali in nome proprio della salute e della libertà di impresa, da parte di un nuovo gruppo dirigente che prende ordini direttamente da chi controlla l'economia della città. Mica parlo di teoria: è roba che stiamo vivendo sulla nostra pelle.

Tutto questo fra l'indifferenza e l'insofferenza di gran parte dei cittadini che si accontentano, vogliono accontentarsi perché pensare è faticoso, della versione ufficiale. In nome del 'progresso' (costruire nuove case, nuove strade, nuovi centri commerciali) rinunciano alla vita 'vera', quella fatta di polmoni che respirano, di spazi per vivere e giocare. (la storia è lunga, se volete saperne di più ve lo racconto in privato)

Il degrado etico si accompagna a quello ambientale in nome di una vita 'virtuale' nella quale non esistiamo come persone concrete ma come produttori e consumatori.

Per non annoiarvi ulteriormente vi rimando ad alcune fonti, assolutamente di parte.
http://www.giuliettochiesa.it/
http://www.megachip.info/
http://www.lavoce.info
http://temi.repubblica.it/micromega-online/
http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/

come di rito, mi scuso per l'enfasi. Che volete farci? mi hanno disegnato così....
(;o)

Rispondi

Cara Luisa,
noi crediamo che il corpo e la mente sono inscindibili e il virtuale scinde la mente dal corpo togliendo l'essenza della vita "reale".
Oggi, con l'utilizzo d'internet, viviamo nel virtuale e nessuno riesce a resistergli: le sensazioni che si provano sono più forti di quelle dell'immaginazione o dei sogni perchè "visibili" all'occhio su uno schermo, ma, non "veri" come un'emozione che si prova immaginando o sognando o toccando o sentendo o assaporando.
La vita è bella perchè si prova amore, sofferenza, rabbia, stanchezza sia nella mente che nel corpo, cosa che non può fare una vita virtuale.

Valentina ed Emiliano


Maria Luisa Chianese ha detto:
Il problema è proprio questo: siamo veramente in grado di non farci risucchiare? Bisogna avere una grande padronanza di se, altrimenti si rischia di rinchiudersi in un mondo fittizio e di perdersi le toccanti emozioni di un contatto dal vivo.
Non nego che c'è chi sa utilizzare il virtuale come una ricchezza, ma temo, forse un pò influenzata dai miei studi psicologici, che non per tutti sia così semplice.
E' vero che la mente può andare ovunque senza il corpo, ma che tipo di viaggio fa una mente senza il corpo? Irreale, illusorio, interiore, introspettivo, fantastico? Comunque solitario!

Stefano Angelo said:
Ciao Maria Luisa

non sono così sicuro che mente e corpo non siano inscindibili

Si può viaggiare anche con la fantasia e immaginare di essere in un posto irragiungibile dal tuo corpo...

Secondo me la realtà virtuale può riservare anche delle sorprese. Come ha già detto Francesco... le cose fanno bene o male a seconda di come le si usa. Discorso valido anche per la televisione o per le automobili...

Un agorà virtuale può essere ugualmente appassionante... e molte persone, timide nella realtà, on line a volte riescono anche ad esprimersi meglio.

Basta che il virtuale non diventi un rifugio prima e una gabbia dopo. Deve essere un trampolino per poi rituffarsi nella realtà...

Francesco non lo vedo da parecchio tempo in 3d... ma senza questi mezzi, forse, ci saremmo persi di vista ;-)

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