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unconventional web education

francesco arleo

Siete sicuri di dover essere esperti digitali per educare con i media?

Non è certo tutto oro il contributo dei media nell'educazione, ne siamo consapevoli. Ma non fermiamoci a questo punto, guardiamo la tanta immaginata interdisciplinarità (realizzata mai?) e le professionalità emergenti e possibili nei progetti di media education.


Guardiamo la cosiddetta emergenza educativa: non stiamo ignorando i linguaggi emergenti e ci stiamo proteggendo dall'invasione delle possibilità? Sarà perché quelle possibilità fanno tremare le nostre certezze socio-psico-pedagogiche ecc.?

Siamo in ritardo ci dicono, ma rispetto a cosa: rispetto alle tecnologie oppure all'educazione ai media?

Lo sappiamo tutti che i corsi d'informatica non sono educazione ai media e nemmeno avere in aula una lavagna interattiva multimediale (così come avere un pc per ogni allievo) è educazione ai media, ma allora cosa fare, da dove partire?

Dal cercare quei luoghi non formali e informali di apprendimento che somiglino a delle palestre educative con i media. Luoghi in cui condividere attrezzi, allenamenti e cultura dell'apprendimento.

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Berica Commento da Berica su 22 Giugno 2009 a 11:43
L'immagine del gommone, oltre a richiamare amari fatti di cronaca di cui, come italiana mi vergogno, mi ha fatto pensare a una conversazione con i miei allievi, sui metodi efficaci per navigare in internet e ottenere risultati pertinenti. Ho detto loro che intenet è come l'oceano e che tutti sanno stare su una barchetta e galleggiare, ma non tutti sono capaci di governare una barca per raggiungere un'altra sponda.
Ebbene, parafrasando un vecchio detto, se una persona ha fame (di conoscenza), non dargli del pesce (un motore di ricerca), dagli una canna da pesca (tag, mappe mentali, ecc...)
Simonetta Boscolo Commento da Simonetta Boscolo su 21 Giugno 2009 a 20:13
In Italia la Literacy è stata tradotta come alfabetizzazione, ma non è una semplice codifica e decodifica, è una competenza. Se noi ci aggiungiamo Information a Literacy diventa una metacompetenza in campo tecnologico e non solo, quindi non può essere disciplinare. Si tratta, da quello che ho capito, della capacità di organizzare e di creare condivisione, autoapprendimento e autoformazione in un contesto come è la Rete, di acquisire tutte quelle strategie per non perdersi con un gommone in un oceano costituito da Internet. I figli di Guttemberg spesso lo considerano come un raccoglitore di dati e di documenti, invece con i social software, le folksonomie, i tagging, i bookmark si crea quella condivisione di conoscenze e quella negoziazione di significati che permette il crearsi e il consolidarsi di comunità di apprendimento, unite non da scopi ufficiali, ma da interessi, obiettivi strategie comuni. La scuola, gli insegnanti e i formatori dovrebbero considerare anche questa dimensione e cercare di sviluppare delle competenze per rendere autonomi e consapevoli i ragazzi di quale grande strumento sia Internet e di come sia colorato da tante conoscenze condivise, accreditate e non, da negoziare e da implemantare con il proprio contributo. Educare ad un ruolo attivo l'individuo perchè sappia utilizzare il mezzo e non venga utilizzato dal mezzo. Il prof. Petrucco ha detto che per il momento "La cultura viaggia nella Rete, ma la Rete non è ancora cultura". Sarebbe il caso di pensare bene a questo concetto.

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